Post-it giallo consumato (dalle scemenze vissute)

Valentina a volte si dovrebbe scusare con il mondo per la sua stupidità. Perché, dite? Ve lo dico io.
Tutto è cominciato una settimana fa. No, anzi, a pensarci bene forse tutto è cominciato a metà del mese scorso, quando il cellulare di sua madre cominciò a impazzire e probabilmente a chiedere, a Valentina e/o alla sua padrona, di mandarlo in pensione, perché non ce la faceva più: i numeri nella rubrica cominciavano a sparire da soli uno dopo l’altro, come se all’improvviso avessero affisso un cartello con su scritto “Ci prendiamo finalmente una vacanza, tornate prossimamente” (senza però lasciare una data di riferimento), il menù non si decideva ad apparire e il cellulare stesso si rifiutava di chiamare, come se stesse facendo sciopero.
Sì, a pensarci bene è iniziato tutto in quel momento. Dopo un paio di ricerche, Valentina e sua madre hanno scoperto che, semplicemente, la SIM del cellulare era scaduta. Roba che uno non va nemmeno a pensarci, insomma. Valentina stessa, attonita, in quel momento si è chiesta: “Ma perché, le SIM scadono?!”. Non ci aveva mai pensato nessuno… soprattutto perché andando a vedere sul sito della compagnia, la SIM doveva sì tecnicamente scadere in quel giorno, ma l’anno dopo, nel 2013. Invece ha deciso per il pre-pensionamento.
La storia della SIM della genitrice si è conclusa favorevolmente: la nuova SIM è arrivata nelle mani della madre di Valentina lucida e sorridente, e ben decisa a fare il proprio lavoro – e certo, se non hanno voglia di lavorare i giovani, dopotutto, chi altro ce l’ha?. Certo, la madre ha dovuto recuperare tutti i numeri che aveva precedentemente in rubrica dalla propria memoria (alias, cervello), sperando di avere tutti quelli più importanti, ma sono dettagli. E sembrerebbe che tutto si sia concluso qui, no?

No.Perché anche la SIM di Valentina ha improvvisamente cominciato a chiedere il pensionamento anticipato. Così, a caso, perché le andava – e lo comunicava attraverso un simpatico messaggio che diceva, ogni santissima volta: “Non riusciamo a riconoscere la SIM. SIM non registrata”, o una cosa del genere (ma “noi” chi, poi? I numeri registrati? Boh). E tutto ciò una settimana fa, anzi, per la precisione otto giorni fa. Valentina in quel momento non ha pensato a provare a spegnere il cellulare, né a provare a togliere e rimettere la SIM al suo posto per vedere se era veramente colpa sua. No, semplicemente ha comunicato alla sua genitrice che anche la sua SIM voleva andare in pensione – e che perciò dovevano pagare, PAGARE, altri dieci maledettissimi e sudatissimi euro per averne un’altra nuova di zecca.
Bene, Valentina li avrebbe letteralmente buttati giù per lo scarico del gabinetto – giusto per essere fini (perché – lo so che voi non potevate saperlo, ma – il qui presente Narratore è una Lei. Ma vi perdono, era difficile capirlo, lo so).

Ieri Valentina si è improvvisamente ricordata che la cover posteriore del suo bellissimo e insostituibile – e praticamente mai utilizzato se non per qualche SMS – cellulare è molto difficile da togliere, e che quindi sarebbe stata un’impresa per lei farlo davanti alla commessa a cui avrebbe dovuto cedere la tanto sofferta SIM (anche perché Valentina ha il vizio di mangiucchiarsi le unghie fino all’osso). Così si è appuntata diligentemente tutti i numeri della rubrica, ha spento il cellulare e… era pronta a togliere la cover e la SIM quando ha pensato: “Io non ho mai provato a spegnere e riaccendere il cellulare. Io non spengo MAI il cellulare, al massimo lo metto in modalità silenziosa con la vibrazione… forse potrei provarci, a riaccenderlo…”.
E luce fu.
Quando Valentina riaccese il cellulare vide che le tacche di riferimento al segnale per poter chiamare erano improvvisamente ricomparse come nulla fosse (Valentina aveva pensato che la loro sparizione fosse un sintomo della SIM che non voleva più collaborare) e che null’altro era fuori posto. Valentina lo comunicò a sua madre (che prontamente le diede della deficiente solamente guardandola, e che giustamente si incazzò come una belva) e diede poi la notizia al resto del mondo tramite social network a caso – Twitter -, perché poco prima aveva pubblicamente annunciato che sarebbe andata a cambiare la scheda SIM deceduta/in fase di pensionamento.

E niente, tutto è bene quel che finisce bene, immagino.
Saluti dal vostro Narratore donna preferito (sì, lo so che lo sono, ammettetelo), e arrivederci al prossimo episodio della rubrica “Sciocchezze da me – special: Valentina”.
Ciao! (saluto rigorosamente alla Muciaccia di Art Attack).

Post-it grigio fumo – Take it from me

Daily Prompt: Take It From Me
“Listen to him, always” I once said to a friend who had a quarrel with her boyfriend.
I was always said “First thing, you should hear all the involved bells”, as saying that before judging who’s right or wrong you should listen to both. I try to do it, but sometimes it’s really difficult. Also, wrongs are not always one-sided, so it’s easy to fail and misjudging.

Recently, I think I did it. I misjudged my (ex) boyfriend. It wasn’t going on for long, we were together only for a few months. We knew each other on New Year holidays when we went with our mutual friends in France to celebrate New Year. It was almost June when I left him: he was a little too demanding, and I was under pressure because of the “Esame di Stato” (in Italy you take it at the end of high school – when you’re almost 19 or 20 years old). It’s one of the most important exams in a person’s life and I wasn’t exactly an excellent student; he wasn’t an excellent student too, but our schools where different and so his type of exam – far more simple than mine, and I don’t say it without proofs. I was always with my nose in the books, nervous and in a bad mood. So when he contacted me through Facebook (something I really hate itself) saying in a awful manner that “We can’t go on like this”, I thought: “Get lost!” (I was very angry) and said far more calm than what I was: “Ok, I’m sorry it ended up like this”, and our not-so-great love story ended like this. He was too persistent, but I regret it a little… We would have overcomed it in a way or another If only I had listened to him, maybe. But the infatuated one was me, and he didn’t contact me after that. I was too busy with the exam to do it myself, and now when we are with our mutual friends we act as If nothing happened. A little sad, but that’s it.

Post-it verde pallido – Fight or Flight

Daily Prompt: Fight or Flight
Biggest torture ever, you name is roller-coaster, my dear.

This year I went to Gardaland, a theme park on the Lake Garda. I would have fully enjoyed the trip but… that day I rode for the first time a roller-coaster. I went to the theme park with my best friends, and the same day I swore that I would never ever try again this kind of carousel again.

At first I felt nervous but also very excited. There were few guys ahead of us and the people on the roller-coaster was screaming. All over the park there were only screaming people, I could hear them in the distance. It was only the second time in a theme park for me.
There were times when I was really scared! I tried to be ironic, to not be so tense, but the carriage of the roller-coaster was moving over my head while a lot of guys was letting out very loud screams, but even so people seemed to enjoy the ride. So I tried it. My best friend Ricky took the seat next to mine and asked: “You okay, right? Are you sure that you want that seat?”, so I answered: “Yes, it’s all right… I’m only a bit sick”.
I regret it. Not only I felt REALLY sick, but I became so pale that when the ride ended my friends asked me: “Are you really okay? The toilets are near the roller-coaster, do you want to go there…?”. I was embarassed. I gave another chance to the roller-coaster called “Fuga da Atlantide” (the other was “Mammuth”), but it was the biggest torture, even worse than the first maybe. I screamed so much that at the end Ricky asked me while laughing: “Were you the one emitting ultrasounds?!”. I was pale as a sheet. I will never try another roller-coaster, never. =|

[Weekly Photo Challenge: Thankful] Special Post-it #3

Weekly Photo Challenge: Thankful
Be thankful for something… it’s not easy sometimes. But today is a special day – because I’m happy! And it’s thanks to them:

ParentsBecause thanks to them I’m an happy (and pretty healthy) daughter, sister and aunty – with a big sister and brother, a brother-in-law and sister-in-law, two nieces and two nephews, and I love them with all my heart. Thanks, Mom and Dad. I love you – even If sometime we have fights and shed tears for silly matters. Today I’m happy thanks to you. =*

Post-it color crema – Gnam!

Ho sempre associato il color crema alla dolcezza. Non ho idea del perché, ma è così. Dipingere le pareti della mia camera di questo colore non mi dispiacerebbe affatto.
Comunque oggi sono uscita. E voi direte: “Ok, brava…” con il tono tipico di chi non è per nulla meravigliato, perché uscire di casa la mattina e tornare la sera è una cosa del tutto normale. Lo penso anch’io, ma siccome non sono un tipo che esce la mattina e sta via fino alla sera, generalmente, per me questa è quasi una novità. E comunque non sono uscita per conto mio, o per stare con gli amici.

Oggi sono uscita alle nove e mezza di mattina – l’alba! L’ALBA! – perché io, mia madre e mio padre siamo andati a trovare mio fratello Paolo, che abita a due ore di macchina da qui con la sua famiglia. Hanno un po’ di problemi a causa della crisi – più del solito, in questo periodo – e siamo andati per fare la spesa tutti assieme. Il bello è che sono partita da casa, per una volta, con l’idea di non chiudermi in un’altra casa, ma piuttosto con quella di convincere le mie nipotine, Greta e Michela, a venire a fare questa nuova esperienza: la spesa tutti assieme!

Personalmente, data la notevole differenza d’età che c’è fra i miei fratelli e me (tant’è che quando io avevo otto anni loro già vivevano fuori casa con il rispettivo compagno – mia sorella – e compagna – mio fratello), non ho mai avuto la possibilità di fare una “spesa formato grande famiglia”, è una cosa che mi è mancata molto… è triste da dire, ma è come se non conoscessi veramente i miei fratelli da un certo punto di vista – come invece loro conoscono me perché mi hanno cambiato i pannolini, mi hanno dato il biberon, mi hanno fatto fare i primi passi… E’ come se fossero cugini di primo grado che vedo abbastanza spesso da poter dire “Li considero miei fratelli!”. Per carità, gli voglio bene e tutto, gli auguro ogni bene e ho un rapporto fraterno con loro di tutto rispetto (tant’è che sono gelosi di me perché sono la più piccola e a detta loro ho sempre tutto, pare, haha!). Però il non averli avuti più in casa già così presto perché hanno formato subito famiglie proprie mi ha segnata abbastanza.

Fatto sta che avevo voglia di trascinare le mie nipoti in quest’esperienza per me tutta nuova, e ci sono riuscita (con mia immensa soddisfazione, “ha”!). E’ stato bellissimo gironzolare per il supermercato con una bambina di sette anni per mano che mi chiamava e mi diceva: “Zia, zia! Guarda! Questo dobbiamo prenderlo?”, chiamava la madre, un po’ più lontano, e diceva: “Mamma, mamma, questo serve?”, e se si rispondeva di sì prendeva, correva e appoggiava nel carrello. E poi tornava indietro per tenere per mano me, mentre nell’altra continuava ad agitare il suo orsacchiotto di nome Teddy, che mi divertivo ogni tanto ad acchiappare e far muovere come una marionetta per farla ridere.
E’ stato bello intrattenere le mie nipoti, tenerle per mano, prenderle in giro (ricambiatissima), girare per le corsie, salutarsi da dietro gli scaffali giocando a nascondino, cercare di evitare il mostro-lucidatrice e il povero ragazzo delle pulizie che ci rideva simpaticamente dietro; con la più grande che fingeva di essere su un autoscontro con il nonno e di voler mettere sotto pure me quando mi piazzavo apposta davanti; vedere cosa guardavano e chiedere: “Ti piacerebbe riceverlo per Natale, questo…? E questo?” con un tono abbastanza casuale; così come chiacchierare con mia cognata, tornare a casa per pranzo, mangiare assieme a mio fratello “Lo Scorbutico” mentre guardavamo un DVD, mangiare i biscotti fatti in casa da mia cognata, per poi aiutare la più piccola a fare i compiti assieme a mia madre.

E voi direte, a ragione: cosa c’entra il colore del post-it con tutto questo? L’ho detto, il color crema per me è il colore della dolcezza. Oggi mi sono sentita completamente circondata da questa dolcezza, è stata una giornata speciale per me. Se potessi ripeterla una o più volte alla settimana lo farei, ma purtroppo a causa della distanza non è possibile. E’ un peccato non aver avuto la possibilità di fare foto, davvero. Vorrei poter condividere la mia felicità, ma posso farlo solo attraverso questi miei particolari post-it…

Di negativo, in questo momento, c’è solo il dolore al collo: devo aver preso un colpo d’aria. Però penso sia una cosa normale dato che eravamo in piena campagna, haha! Niente potrà più rovinarmi la serata, ora: nemmeno la morte della mia povera SIM e conseguentemente del mio cellulare, pace all’anima sua – della SIM, eh. Andrò a comprarne un’altra lunedì: tiè, SIM. Oggi sono felice.

Special Post-it #2 – Farewell

Farewell, my (few) friends – says Valentina watching the little chipped cup next to her arm (there was coffee, before, because she’s up from 6:00 o’clock and she’s sleeping standing still even If it’s not even late afternoon). It has been a very wonderful – and short – voyage on the sea of Internet. WONDERFUL.
I have no more words. I’d like to say “Farewell”, but I think that If I say it there will be a future in which I’m going to return – and I don’t want to return, I’m bored to death, I don’t like this blog anymore, it’s been a waste of time and space. It’s a goodbye, and a Goodbye (with capital G) is forever. So I say…

FAREWELL :D

It’s a joke, obviously! I just opened the blog, and just finished to add the graphic, do you want me to close it so soon? It would be mean, guys! Haha! It’s only a “postaday” (see Daily Prompt of 21st November).
Valentina, the Italian girl, tries to joke around. Tell me If she’s able to or not, please (Did you find this post pleasant? You enjoyed the reading?). Thanks a lot!
This would me my very last words, by the way… but only for today! I mean, who would like to wake up at 6:00 am EVERYDAY? I stopped to go to high school in June, I’m graduated and I won’t go to University until next September, WHY should I wake at such EARLY hour?… Oh, yes, there’s one reason: the noise of the garbage truck. Hate it…

Translation for Italians (because we’re LAZY, yes!) – traduzione in italiano
(Italiani, non prendetela come una traduzione alla lettera, soprattutto verso la fine, eh!)

Addio, miei (pochi) amici – dice Valentina guardando la tazzina sbeccata di fianco al suo braccio (c’era del caffé dentro, prima, perché è sveglia dalle sei del mattino e sta dormendo in piedi nonostante non sia nemmeno pomeriggio inoltrato). E’ stato un magnifico – e breve – viaggio per quel mare ch’è Internet. MAGNIFICO.
Non ho altro da dire in particolare. Mi piacerebbe poter dire “Addio”, ma se lo dicessi probabilmente finirei per tornare – e non voglio tornare, sono stufa, annoiata a morte, questo blog non mi piace più, è stato uno spreco di tempo e spazio. E’ un addio, e un Addio (con la A maiuscola) è per sempre. Perciò vi dico…

ADDIO :D

Ovviamente scherzavo! L’ho appena aperto questo blog, ho appena finito di mettere a posto la grafica e voi volete che io lo chiuda così presto? Certo che siete cattivi, eh! E’ solo un post creato per il tag “postaday”: il tema era “Hai la possibilità di scrivere un ultimo post d’addio prima di smettere per sempre di postare/bloggare. Scrivilo”, Daily Prompt: Last Words. Bene, l’ho fatto.
Comunque queste sarebbero veramente le mie ultime parole se dovessi chiudere il blog in questo istante: e tutto perché sono veramente in piedi dalle sei del mattino – per questo ne parlo. Però chi è che avrebbe voglia/motivo di alzarsi a quest’ora TUTTI i giorni, soprattutto se non deve andare a scuola o all’università?… Bé, un motivo c’è, come dico sopra in inglese: il rumore fatto dal camion della spazzatura. Lo odio…

Post-it blu notte, forse senza senso

Il post-it è blu perché più che altro Valentina è stanca. Forse, però, non lo è abbastanza per guardare il gigantesco quaderno ad anelli che ha di fianco e sospirare, pensando alle storie vecchie, nuove, scritte, riscritte, mai rilette, mai niente che sono lì raccolte, alcune in fascicoli rilegati con graffette colorate metallizzate e altre impresse sulla carta con l’inchiostro di una penna bic o un pennarello colorato – tanto per cambiare.

La trama del post-it sotto a questo è esattamente quella del libro che ho sempre voluto scrivere (come richiedeva la challenge di Daily post), ma che non ho mai veramente concluso – o almeno non su carta. Cosa c’entra con quello che stavo dicendo prima? C’entra, perché dentro al raccoglitore c’è anche questa e quella degli altri due o tre libri della saga-mai-conclusa (il cui titolo non voglio ancora rivelare perché sono terribilmente gelosa delle mie creature di carta e inchiostro, per ora). Sfogliandolo per cercare di capire come avrei potuto riassumere tante storie diverse in una specie di introduzione alla saga, mi sono imbattuta proprio nel riassunto multicolor che avevo fatto con Excel per tenere sotto controllo la timeline della storia e la quantità di personaggi di ogni saga. Mi sono accorta di quanti siano quest’ultimi, ma soprattutto mi sono accorta, scrivendo l’introduzione, di un gigantesco problema che non mi ero posta poi più di tanto. Ovvero: come metto in relazione così tante storie?

Immaginatevi una saga “alla C.S. Lewis” (l’autore de Le Cronache di Narnia per intenderci): tante storie di tanti ragazzi diversi ma con un denominatore comune. Ecco, questa è anche com’è costituita la mia saga. Ed è un gran casino, perché all’inizio erano tre storie che si sviluppavano per conto loro in tre libri e che finivano per incrociarsi solo nel libro finale… ma sempre grazie a questa benedetta introduzione mi sono accorta che forse non avrebbe mai funzionato così. Forse ci dovevo pensare su… Ed ecco che mi è venuta l’idea. Il problema ora è uno: avrò la forza mentale per rimettermi a lavorare sulla saga (e finirla di scrivere, soprattutto)?

Valentina ha sempre quel grande, unico problema quando si tratta di storie: una volta che nella sua testa sono complete, le sue mani e il suo cervello perdono completamente interesse in esse e non collaborano per metterle per iscritto. Chiamasi “pigrizia”, forse? (Quasi sicuramente). Fatto sta che per questo motivo e a causa del famoso blocco dello scrittore, Valentina ha finito per non scrivere più storie di alcun genere – anzi, si è trovata ad avere problemi a mettere giù qualsiasi pensiero. Dopo la trilogia/ciclo, intendo… Sì, l’ha letteralmente prosciugata.