Post-it blu pensiero – Little talks with OCs

“Non credi sia il caso di fare un po’ di pulizie in questa stanza?”
Comincia più o meno così questa piccola tragedia. Valentina esprime il proprio dissenso indossando un’espressione a metà fra l’infastidito e l’addolorato.
“Bisogna proprio farlo?” domanda.
La madre solleva un sopracciglio e scrolla le spalle. “Vedi un po’ tu… Chissà quanti animali si nascondono fra la carta che tieni.” Basta questo per far cambiare idea a Valentina, che si alza e comincia a riordinare: se c’è una cosa che è sicura di odiare, sono gli insetti. Quel giorno buttò via un bel po’ di carta in effetti: ora della fine della giornata lei e sua madre avevano portato giù almeno tre grossi sacchi neri pieni solo e solamente di quella. Tutta presa dalla camera di Valentina. Ma torniamo un attimo indietro…

Valentina si è data da fare. Afferra ora una borsa di carta, bianca e rossa con un manico rotto; era incastrata fra un contenitore di cartone e il legno chiaro della sua libreria. Osserva con curiosità l’interno ma per una volta ricorda benissimo cosa si annida lì dentro: la sua Fantasia. Sua madre si avvicina facendole segno di passare a lei la borsa per poterla buttare, ma la ragazza scuote il capo trattenendola a sé. Non sembra avere neanche l’intenzione di spolverarla.
“Questa no, la lascio com’è. Contiene tutte le mie storie… Qui dentro ci saranno come minimo tre libri.” dice con tranquillità alla madre, che a quel punto fa spallucce e passa oltre.
“Allora lasciala da parte e continuiamo.” le dice infatti. Valentina annuisce, ma non mette giù la borsa. C’è qualcosa che la trattiene.

“Hai intenzione di finirci prima o poi?”
Valentina sbatte le ciglia con aria sorpresa e si guarda attorno. La voce non appartiene a sua madre, e di certo non è la sua: ha sentito mille volte la propria voce registrata, e sa che non suona così alle orecchie altrui. Ma allora di chi è? Abbassa lo sguardo sulla borsa e sbatte ancora le ciglia, mentre un pensiero prende forma. Non è che…?
“Molte di noi sono ferme alla prima bozza. O al primo capitolo, o anche solo in attesa di essere approfondite. Hai intenzione di continuare a scriverci, capo?”
… Sì, a quanto pare può essere. La voce proviene dalla borsa di carta. Invece che rispondere, Valentina cerca di ricordare cosa ci sia esattamente lì dentro: un quaderno enorme a spirale pieno di appunti, post-it colorati che contengono altre piccole annotazioni, fogli stampati e scritti con pennarelli colorati in modo da riuscire ad evidenziare i differenti personaggi, le timeline delle storie e le ambientazioni, in modo da avere chiaro quando e come quelle storie vadano ad intrecciarsi fra loro. Ogni dettaglio è perfettamente costruito, ma allora perché non è andata avanti?
“Allora, hai intenzione di finirci prima o poi?”
Finalmente Valentina riesce ad identificare la voce. Se prima gli era parsa quella di una ragazza, ora è decisamente quella di un ragazzo. Giovane, molto. Ed è proprio come aveva immaginato che fosse quella di…
“Lucas…?” chiede sottovoce strabuzzando gli occhi.
Le sue orecchie vengono raggiunte da uno sbuffo, più vicino di quanto si aspettasse. “E chi altri dovrebbe essere?” Stavolta però è un’altra voce, un po’ più arrogante e senza dubbio femminile.
“… Deb?”
“Vampiricamente io.” afferma la voce. Nella mente di Valentina appare un ghigno e lo scintillio di un canino bianchissimo: non può essere altri che Deb, la protagonista femminile di una parte dei suoi racconti. Nelle sue storie è una giovane vampira, compagna di avventure di Lucas – il mago fifone.
“Mi hai appena dato del fifone…” quasi singhiozza Lucas, tirando su con il naso.
“Oh. Scusami, è che… insomma, ti ho ideato così: fifone.” si scusa debolmente Valentina corrucciando la fronte. Stavolta viene raggiunta dalla risata trattenuta di Deb. “Mi state leggendo nel pensiero?” chiede allora.
Le sembra di vedere Deb mentre fa spallucce. “Beh, è normale. Siamo storie, un prodotto della tua mente. Anche questa conversazione lo è, dopotutto. E di certo non potrà andare avanti per sempre, perciò… Ehi, seriamente: hai intenzione di finirci prima o poi? C’è gente che aspetta, qui!”, la riprende il suo personaggio, uno dei primi inventati per quella che nella mente di Valentina è già una trilogia di libri. Mai messa su carta, sfortunatamente. E nemmeno su computer, a parte qualche estratto.
Valentina sospira. “Non lo so. Non ne ho idea. Io vorrei tanto finirvi, ma so già che mi risucchiereste l’anima: ci tengo troppo a voi, se vi comincio vi devo anche finire – degnamente, s’indente. Devo stare attenta…”. Stringe con forza a sé la borsa di carta e assume un’espressione contrita.
Deb storce il nasino, ma tace. Lucas guarda Deb – o almeno questo è quello che succede nella mente di Valentina – e tutte e tre tacciono per un lungo istante. Alla fine Deb sospira e scrolla le spalle, poi pure la testa.
“D’accordo, d’accordo. Aspetteremo ancora un po’. Schiarisciti le idee e…”, fa un vago gesto della mano, come se il resto della frase non contasse o fosse addirittura scontato. “Ogni tanto rileggiti i tuoi appunti, però. Scommetto che ti sei persino dimenticata come siamo fatti io e Lucas”. Una palese presa in giro, solo che colpisce nel segno.
Valentina sospira.
“Scusatemi…”
Altro momento di silenzio. Stavolta al ‘coro’ silenzioso si aggiungono anche gli altri personaggi che popolano il mondo da lei creato. Valentina se li figura mente si guardano in faccia l’un l’altro, alcuni divertiti, altri un po’ meno. Sembrano addirittura preoccupati. Sicuramente la meno felice è la Strega Mirto, i cui occhi inquietanti sembrano lanciare fulmini in direzione di Valentina. Vicino a lei ci sono il Gattomatto e Isabella, che si stringono in un abbraccio talmente forte che nemmeno un tifone riuscirebbe a separarli.

L’impasse viene rotta dalla voce della madre di Valentina, che la riporta alla realtà.
“Che aspetti? Muoviti, su… Finiamo quest’ultimo pezzo della tua camera, poi pranziamo e riprendiamo dopo.” le dice come nulla fosse.
Valentina sbatte le ciglia e sembra riprendersi da un momento di straniamento durato molto più di qualche secondo, almeno per lei. Risponde automaticamente – tanto da non ricordarsi cos’ha detto – e appoggia finalmente la borsa di carta da parte, ai piedi del letto e al sicuro, lontano dalla pattumiera. Il resto della giornata trascorre fra la polvere e il sudore, ma il ricordo di quella conversazione rimane vivido nella mente della ragazza, così come gli sguardi attenti dei suoi personaggi…

– Groupthink, The Daily Post.
Translation? Coming soon…

La trilogia esiste davvero. I personaggi pure. In passato (sempre sfruttando un prompt del The Daily Post) ho anche presentato una piccola anteprima di una delle storie che vanno a comporre tale trilogia. L’ho sempre considerato un progetto molto personale, perché unisce la mia passione per la scrittura a quella dei libri per ragazzi, che adoro leggere ancor più dei ‘libri seri/per adulti’. Li ho sempre trovati più stimolanti e ricchi di argomenti, forse perché ho quattro nipoti che considero i miei tesori più preziosi e a cui leggevo le storie della buonanotte… Non lo so, fatto sta che se mi proponessero (un giorno, lontano o meno) di lavorare in una casa editrice di libri per ragazzi, non ci penserei due volte: la mia risposta sarebbe . Punto. Qualunque settore andrebbe bene, pure il fattorino o lo scantinato.

Tornando alla ‘conversazione’, è un fatto successo realmente: mentre stavo riordinando camera mia, qualche settimana fa, ho preso davvero in mano quella borsa e l’ho guardata, stretta e versato una lacrima pensando “Quando riuscirò a finire tutto questo?”. E ho risposto davvero a mia madre che lì dentro ci sono appunti per scrivere almeno tre libri (anche se il totale sarebbero quattro, ma questa è un’altra storia), quindi ho messo da parte la borsa senza neanche spolverarla.

È il mio piccolo tesoro, un tesoro fatto di sogni e fantasia. E speranza, ovviamente.

Ps. [Post-it a parte] Sarà un vero inferno riuscire a tradurre questo post, haha!

Post-it bianco neve – it sparkles (like a certain vampire)!

Ok, questo post-it non c’entra niente con Edward Cullen o la saga di Twilight in realtà, ma scrivendo il titolo mi è venuto in mente lui e così l’ho voluto inserire. In realtà questo aggiornamento nasce dalla pura voglia di scrivere qualcosa, di muovere le mani sulla tastiera e sentire il ‘click-clack’ dei vari tasti… Sembra quasi la descrizione che farebbe una drogata di elettronica, e forse un po’ lo sono. La tecnologia mi ha sempre attirata.

Ma! Non sono qui per parlare di questo – anche se potrei continuare dato che quest post-it non ha un argomento specifico cui girare attorno.

In realtà volevo prendere un attimo in giro il blog DailyPost. Non sono contro questo blog, al contrario: lo seguo e vorrei partecipare attivamente, ma non muoio di certo se mi perdo anche ventimila prompt (anche perché, vista la mia assenza…). Ma ora sento proprio un’esigenza. Questo perché poco fa mi sono imbattuta nel prompt di oggi (o meglio, per me si tratterebbe di ieri dato che si tratta di quello del 26 giugno, ma son dettagli: colpa del fuso orario, immagino. Haha!). Prompt che, incredibilmente, era stato già usato. HA-HA-HA. No, davvero, la mia mano ha incontrato per un attimo la mia faccia, producendo un sonoro facepalm.
Come faccio ad essere sicura che sia già stato usato? Semplice. È uno dei pochi prompt per cui ho scritto.

Una colpa? No, assolutamente no. Volevo solo condividere un momento di puro divertimento – perché mi diverte e mi piace vedere come anche i ‘grandi’ riciclino certe cose.

Post-it verde speranza – “She strikes back (eventually)”

È così, alle volte ritornano. Inaspettatamente, ma ritornano. Persino Valentina ogni tanto si ricorda di aver lasciato delle cose in sospeso e cerca di riprenderle in mano, un po’ tentennante e in maniera insicura, chiedendosi: “E ora che ci faccio? Può essermi utile?”.

Eccome, Valentina. Eccome.
O almeno penso.

Hai perso l’abilità di scrivere, è un dato di fatto. Ormai non ti ricordi nemmeno più come coniugare certi verbi ogni tanto – e questo perchè non leggi qualcosa che ti va di leggere davvero da tanto tempo; perché non scrivi più nulla che non abbia a che fare con appunti e con il tuo corso di studi (che ami e adori alla follia, ma che in ogni caso ti occupa la mente 24 ore su 24, sette giorni su sette, neanche fosse un’ossessione!), e così la mano si è impigrita, come il cervello per quanto riguarda certe aree. Quindi eccoci qui, tentando di riprendere in mano quel mondo di parole che ami ancora così tanto nonostante tutto, lo stesso che evoca immagini pur essendo fatto di caratteri, di inchiostro vero o virtuale.

Largo alla fantasia, di nuovo!