Post-it riflessivo – Io-Dialogo

Una personalità si confronta.

“Cosa reputa più importante, il lavoro o l’amicizia?

“Domanda difficile: uno serve a vivere, l’altro a sopravvivere. Spesso si confondono.

“Quindi mi sta dicendo che è più importante il lavoro, che serve a vivere?”

“Ha visto? Si confonde, mi spiace. Non ho detto che è il lavoro quello che serve a vivere: quella è l’amicizia.
Senza un lavoro puoi finire sulla strada, puoi non riuscire a sopravvivere per via della mancanza di denaro, puoi morire di stenti, ma una vita senza amicizia è peggiore (ed impossibile). L’uomo è un essere sociale, ha bisogno di relazioni e affetti, di amore… ma quello che intendo va oltre a questo, molto oltre: senza amicizia si diventa veramente poveri, sotto tutti gli aspetti.
Il denaro è qualcosa di freddo che tentiamo di riscaldare infondendovi i valori più condivisi e condivisibili sotto forma di monumenti nazionali e facce di persone importanti che si dice abbiano cambiato la Storia, ma produrrà sempre e solo qualcosa di freddo se ci pensa.
Prenda ad esempio un regalo: esso può essere freddo o caldo a seconda se è accompagnato da un sentimento o meno, in un certo senso. Il regalo freddo potrebbe essere quello fatto senza alcun sentimento per l’altra persona, magari il regalo per un collega antipatico che (finalmente, lei pensa) se ne va; il regalo caldo, invece, potrebbe essere quello di un bambino alla propria mamma, o quello dei suoi amici che hanno messo insieme un bel gruzzolo per comprare quella cosa che a lei piaceva o serviva, ma che magari non poteva permettersi all’epoca. Senza affetti il denaro non serve a molto, non produrrà nulla di veramente positivo.

Perciò, come comprenderà, per me le cose stanno così. Sì, il denaro è importante, non lo nego, rende tutto un po’ più facile… ma senza amicizia non si vive veramente: si sopravvive e basta.

Post-it con teschi – L’Incubo

Figure di merda: la Fiera del novellino.

Non so voi, ma io credo che le cattive esperienze lavorative (o semplicemente brutte esperienze, che dir si voglia) siano quelle che ti temprano di più. Temprano, non formano.
Ci sto ripensando ora che mi ritrovo a dover fare ventimila versioni di una lettera di candidatura e autocandidatura.

Qualche anno fa ho lavorato per una certa persona con cui mi sono lasciata molto male – o meglio, in maniera molto fredda e razionale, il che per me equivale alla medesima cosa. L’ultimo giorno di lavoro fu qualcosa del genere, alla fine:

“Mi dovrebbe circa 200 euro. Avevamo concordato che me li avrebbe dati man mano, ogni giorno, e capisco le sue difficoltà [inesistenti nd. stanjour]… ma non mi paga da un mese in pratica.”
“Hai ragione.” [dà i 200 euro]
“Grazie. Arrivederci a dopo Pasqua allora, mi faccia sapere.”

Il telefono non squillò mai più.

… Almeno fino a qualche mese dopo, quando la sua segretaria mi contattò perché non riuscivano a stampare il mio lavoro, ma ehi!, io l’avevo detto che non ci sarebbero riuscite, ma hanno deciso di ignorare il mio parere quando gli ho detto che con i programmi che mi avevano procurato non sarei mai e poi mai riuscita a fare qualcosa di realmente utilizzabile.

Cliente avvisato, (grafico) mezzo salvato.

Quindi la mia reazione fu qualcosa come: “Mi dispiace, non posso aiutarvi, arrivederci”, e non penso sia qualcosa da biasimare. Affatto, visto che le donne in questione si erano enormemente approfittate della mia “inesperienza” lavorativa.
Anzi, forse sono stata anche troppo gentile, ma fa parte del mio carattere. Non riesco ad essere una persona totalmente fredda, neanche se mi si fa un grosso torto.

A meno che quel torto non sia qualcosa di davvero, davvero terribile. Allora non ti meriti neanche un #ciaone. Il che è tutto dire, di questi tempi.

Fatto sta che l’esperienza con questa donna mi ha insegnato che per non essere presa in giro, sfruttata e ricevere quello che mi spetta devo informarmi e tirare fuori le unghie se necessario. Alla prima con educazione, alla seconda un po’ meno, alla terza per me non sei più nessuno (ma sei ancora in tempo a redimerti).
Nonostante questo – e qui arrivo al punto, finalmente – parlando con la stessa mia amica che mi ha ispirato quest’altro post, mi sono accorta che abbiamo lo stesso problema: il terrore atavico di fare figure di merda, se mi passate il francesismo, tipiche delle novelline dopo aver trovato un maledettissimo posto in un’agenzia, magari nel ruolo che sognavamo di avere ma in cui non abbiamo nemmeno una minima esperienza (perché sì, speriamo di farla in quel maledettissimo posto).
Un percorso, quello della ricerca, fatto già di per sé di orrore, terrore, pena e panico visto come sta andando.

Mi immagino a vagar, sperduta e con occhi sgranati, per un’agenzia oscura, che la diritta via – segnata dal Senior – era smarrita.

E a quel punto, in questa selva, io mi chiedo: dove sono finite le mie unghie (mangiucchiate)?

Perché penso che per difendermi dalla mia Fiera con la F maiuscola mi servirebbero proprio.

Post-it digital – #tantarabbia

#tantarabbia, il nuovo hashtag per le sanguisughe. Non animali e vampiri però.

Due volte in un giorno? Si può!

Mentre chiacchieravo con un’amica – sì, come ho affermato qualche post fa ho degli amici, pochi ma buoni – mi è venuta in mente una cosa.

Avete mai incontrato una persona che vi ricorda tanto voi in un periodo della vostra vita che non era proprio uno dei migliori o più felici? Magari un periodo in cui non vi piacevate per niente, eravate depressi, chiusi, timidi e via dicendo. Vi è mai capitato?
A me sì. Mi capita spesso di incontrare persone che mi ricordano la Valentina liceale che se ne stava nel suo solitario gruppetto fatto di quattro (fidatissimi e amatissimi) gatti solo perché non è riuscita a far uscire il suo carattere e la sua personalità sin da subito, venendo etichettata come “La Sfigata”, e mi fa una gran rabbia vedere altre persone così.

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Post-it special – Sarà il periodo

Felicemente innamorata in modo non convenzionale. Sarà il periodo.

Accidenti. È davvero passato quasi più di un mese da quando ho scritto l’ultima volta?
Stavolta,sinceramente, non me lo aspettavo.

Sarà stato il periodo.

Ho goduto veramente di un periodo fortunato se escludiamo i soliti problemi di salute che affliggono (come al solito) la mia famiglia. Ormai sto tentando di prenderla con filosofia, mentre dietro la schiena tengo sempre le dita incrociate perché le cose si sistemino per il meglio.

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Post-it a pois – Ispirazione, questa (s)conosciuta.

Quando l’ispirazione bussa c’è una sola cosa da fare: risponderle.

Mi sento molto multitasking in questo momento: sto ascoltando contemporaneamente la TV (un programma che conosco a memoria in realtà) e una diretta live su Facebook con le cuffie (#marcomontemagno, per quando finirò questo post però sarà già finita sicuramente) mentre mia madre sgranocchia patatine davanti a me – che non posso mangiare fino alle 19:30 per via di quel problema, ma non voglio farglielo pesare di certo – e il mio stomaco brontola.

Però mentre faccio tutto questo ho anche voglia di scrivere, quindi lo faccio. Dopotutto perché no? Meglio sfruttare l’ispirazione dopo tanto tempo.
Quindi pronti, partenza… via! Buttiamoci nel magico mondo della Grafica.
Di nuovo.

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Post-it a righe – Unfocused.

Quando non sai cosa fare: metti a fuoco!

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Avrò iniziato questo post almeno altre dieci mila volte, e tutte quante non sono andate a buon fine. Perciò ho deciso: scrivo lo stesso, alla faccia del blocco dello scrittore, di quello del blogger, del tutto! Continue reading “Post-it a righe – Unfocused.”