Post-it giallo autunno – Your days are numbered, 08112015

Short story about a girl of the future with a “short” lifespan.

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Bi-bi-biiiip.
“Abbiamo finito, può togliersi la fascia.”

Valentina sbatte le ciglia e annuisce all’indirizzo della donna seduta di fronte a lei, velatamente preoccupata dall’esito dell’esame. La stanza d’ospedale in cui si trova è di un bianco accecante, tinto appena delle sfumature del tramonto che attraversa le tende di lino bianche, creando un’atmosfera sospesa, come se si trovasse in una bolla. Mentre con un sonoro ‘strap!’ si toglie la fascia di misurazione, Valentina guarda verso l’ampia finestra e si trova a sorridere, intenerita dallo spettacolo che le si presenta davanti: fra le pieghe della tenda lasciata parzialmente aperta sbuca la figura di un grande albero di almeno mezzo secolo. I suoi rami sono spessi, grandi e diramati, ed il tronco ancora più massiccio, di un color marrone intenso. L’albero sembra teso verso la finestra d’ospedale, come il Sole che ne tinge le pareti; le foglie della chioma un po’ spoglia sono verdi punteggiate di giallo, segno che la stagione autunnale si sta avvicinando. Sono proprio quelle che lasciano filtrare i raggi del sole morente, tingendosi di venature rossastre.
Si accorge di essersi incantata solo quando l’infermiera – rimasta in un angolo della stanza, vestita dell’espressione più seria e della sua uniforme perfettamente inamidata – le si para davanti, incurante di tutto. Le toglie di mano il misuratore, un apparecchio freddo di metallo all’apparenza innocuo, e alla fine si ferma al fianco della dottoressa, una donna dall’aria altrettanto austera nonostante sia piuttosto giovane.

Valentina scivola giù dal lettino producendo un fruscio e deglutendo, torcendosi le mani prima di parlare.
“Quanto… quanto…?” chiede esitante senza riuscire a finire la domanda.
La dottoressa si sistema gli occhiali sul naso e senza cambiare espressione annuncia: “Otto milioni, centododicimila e quindici giorni, signorina”.
“Oh… Sono più…più di…”. L’espressione di Valentina deve sembrare parecchio stupida alle due donne, perché entrambe fanno una smorfia infastidita. È l’infermiera a rispondere con voce secca, precedendola – poiché abituata, probabilmente – nel fare i calcoli.
“Sono più di seicentosettantasei anni.”
“Non è molto, ma nemmeno così poco. Può ancora fare qualcosa della sua vita: ci pensi bene.” afferma la dottoressa senza smorzare il tono nemmeno di una virgola, sistemandosi ancora gli occhiali dalle lenti tonde.
“Ovviamente.” risponde stupidamente la ragazza, con voce velata e debole. Si volta a guardare verso il grande albero ancora una volta, mentre le due donne stanno in silenzio a compilare i documenti per dimetterla. Non si sente nessun rumore nella stanza a parte il fruscio dei fogli.

A sovrastare tutto ciò, però, Valentina avverte il battito del proprio cuore nelle orecchie, furioso come una mandria di tori durante una corrida. Che poi, lei, di corride ne ha solo sentito parlare… Fanno ormai parte di tempi andati, di un’epoca dimenticata. Di millenni fa, quando ancora gli esseri umani raggiungevano appena i cento anni di vita.
Per questo si sente fortunata nella sua sfortuna: vivrà molto di più rispetto ai suoi avi.
Eppure l’infermiera e la dottoressa, una volta terminati di compilare i moduli, si girano verso di lei con uno sguardo assente – come se davanti a loro si trovasse già un cadavere invece di una persona viva, con un cuore palpitante che non vede l’ora di provare nuove emozioni, di scoppiare di felicità.
Per loro è già morta. Seicento anni sono troppo pochi per una società come la loro.

“Prego, questi sono i moduli. Quando arriverà il momento li depositi nella banca dati, così che la sua famiglia possa ricevere assistenza nel momento in cui ci lascerà.” afferma infatti con voce monotona la dottoressa, allungandole i moduli con freddezza.
“D’accordo… la ringrazio.” afferma semplicemente la giovane, sforzandosi di fare un timido sorriso.
Nessuna delle due la ricambia. Si volta dunque verso l’uscita, e immediatamente viene spalleggiata dall’infermiera che la scorta fino alla porta scorrevole. Prima di aprirla, Valentina da’ un ultimo sguardo dietro di sé: la dottoressa si è già girata nuovamente verso il computer per esaminare la cartella del prossimo paziente, ma non è a lei che l’attenzione di Valentina è rivolta. No, piuttosto essa si focalizza sull’albero, sull’ondeggiare delle sue foglie, e mentre sorride – guardata male dall’infermiera – vi è un unico pensiero che le passa per la mente.

È viva, e ha ancora un sacco di cose da fare prima di chiudere gli occhi su quel mondo di colori. Come quell’albero.

Daily Prompt, Your days are Numbered
08112015

Autore: stanjour_

Valentina, 1992 // Post-it addicted // Graphic, (Copy)Writing, Literature, Photography, Comics & manga, Japanese culture

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