Post-it digital – #tantarabbia

#tantarabbia, il nuovo hashtag per le sanguisughe. Non animali e vampiri però.

Due volte in un giorno? Si può!

Mentre chiacchieravo con un’amica – sì, come ho affermato qualche post fa ho degli amici, pochi ma buoni – mi è venuta in mente una cosa.

Avete mai incontrato una persona che vi ricorda tanto voi in un periodo della vostra vita che non era proprio uno dei migliori o più felici? Magari un periodo in cui non vi piacevate per niente, eravate depressi, chiusi, timidi e via dicendo. Vi è mai capitato?
A me sì. Mi capita spesso di incontrare persone che mi ricordano la Valentina liceale che se ne stava nel suo solitario gruppetto fatto di quattro (fidatissimi e amatissimi) gatti solo perché non è riuscita a far uscire il suo carattere e la sua personalità sin da subito, venendo etichettata come “La Sfigata”, e mi fa una gran rabbia vedere altre persone così.

Non fraintendetemi, attenzione. Non li guardo da quel punto di vista, stile divinità superiore che si abbassa ad osservare un infimo mortale, sebbene ogni tanto, cattivamente, mi senta così (pur essendo rimasta un po’ sfigatella, eh). E forse quelle volte mi sento così perché io, da quel periodo, ci sono più o meno uscita – non solo grazie ad aiuti esterni venuti in mio soccorso per puro caso, ma anche perché ho avuto la possibilità e soprattutto la voglia di mettermi in gioco, stufa di essere messa in una posizione tale da considerarmi una nullità in un gruppo forte e unito, ben consapevole che l’etichetta “La Sfigata” non mi definiva affatto come persona.

È qui il mio problema con queste persone: il modo in cui si mettono in gioco. Alle volte totalmente sbagliato, secondo me.
Molti passano dalla totale timidezza iniziale ad un attaccamento eccessivo, stile mollusco o sanguisuga, e l’altra persona a cui si attaccano – o persone, al plurale, perché fidatevi che succede – si trova drenata di tutte le energie. E alla fine queste persone ottengono l’effetto contrario senza accorgersene, risultando insopportabili!

Ora ditemi: vi è mai capitato?

Io vorrei tanto dare un consiglio a queste persone, se solo mi ascoltassero (e di solito non lo fanno, ma anche perché io per prima ho un tono “normale” che risulta parecchio saccente alle orecchie degli altri, e mi rendo conto che è un mio difetto non facile da correggere purtroppo).
Un consiglio non da divinità superiore e onnisciente ma come una che ci è passata e sa cosa significa: non esagerate, accidenti a voi! Persino il Santo più Santo del Paradiso alla fine si romperà le balle di ascoltarvi e starvi a fianco se esagerate.

Se avete cominciato come timidoni di turno e vedete che la gente è comunque disponibile e gentile con voi, che sa ascoltarvi, cogliete l’occasione con moderazione. Avvicinatevi a piccoli passi, piano piano, senza buttare lì parole e soprattutto risate senza senso.
Soprattutto risate senza senso: si nota subito se una cosa non vi ha divertito veramente, risultate finti. E le persone finte, oltre che false, non piacciono a nessuno.
Cercate gli argomenti comuni, ce n’è sempre uno, e se l’altra persona è davvero disponibile allora, anche se l’argomento non le interessa, cercherà di mandare avanti la conversazione.
“Moderazione” rimane però la parola d’ordine: se vedete che non c’è più niente da dire, non forzate la mano, non cercate di mandare avanti la conversazione con brusche inversioni di marcia o cambi di corsia. Può farvi solo del male. Fermatevi, passate oltre, magari ad un’altra persona che stava tendendo l’orecchio, ma senza essere invadenti.
O magari battete in una strategica ritirata per quel giorno.

Ma soprattutto, evitate i movimenti bruschi. Siamo pur sempre discendenti delle scimmie, e le scimmie sono animali. In quanto tali non ci piacciono i movimenti bruschi: ci fanno agire d’istinto, chiudere a riccio, e vengono notati da lontano un miglio; tendiamo per questo ad isolare gli altri per proteggerci, anche se non ce ne accorgiamo. È un automatismo interessante, ma è anche un’arma a doppio taglio. Ci isoliamo e feriamo, isolando gli altri e ferendoli allo stesso tempo.
E con “ferite” non intendo solo tagli sul corpo, ma anche qualcosa di emozionale: togliamo un’occasione, un’esperienza. Ci neghiamo qualcosa che potrebbe essere importante. E ovviamente la neghiamo agli altri.

Perciò niente movimenti bruschi, è chiaro? Siate silenziose presenze in grado di diventare solide al momento opportuno. Fate capire la vostra personalità, buttatevi solo quando è necessario e quando siete sicuri di acchiappare l’esca nel modo giusto. Otterrete sicuramente l’effetto desiderato.

Ma detto ciò, oh… Fatti loro. Fatti vostri. Esistono effettivamente persone che se anche gli dicessi tutte queste cose in faccia, continuerebbero a non capire. E rompere le balle. Perché certa gente è anche stupida e non capisce. #tantarabbia, mi sa che lancerò l’hashtag personalizzato per questa “gente”.

Bye.

 

Autore: stanjour_

Valentina, 1992 // Post-it addicted // Graphic, (Copy)Writing, Literature, Photography, Comics & manga, Japanese culture

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