Post-it con teschi – L’Incubo

Figure di merda: la Fiera del novellino.

Non so voi, ma io credo che le cattive esperienze lavorative (o semplicemente brutte esperienze, che dir si voglia) siano quelle che ti temprano di più. Temprano, non formano.
Ci sto ripensando ora che mi ritrovo a dover fare ventimila versioni di una lettera di candidatura e autocandidatura.

Qualche anno fa ho lavorato per una certa persona con cui mi sono lasciata molto male – o meglio, in maniera molto fredda e razionale, il che per me equivale alla medesima cosa. L’ultimo giorno di lavoro fu qualcosa del genere, alla fine:

“Mi dovrebbe circa 200 euro. Avevamo concordato che me li avrebbe dati man mano, ogni giorno, e capisco le sue difficoltà [inesistenti nd. stanjour]… ma non mi paga da un mese in pratica.”
“Hai ragione.” [dà i 200 euro]
“Grazie. Arrivederci a dopo Pasqua allora, mi faccia sapere.”

Il telefono non squillò mai più.

… Almeno fino a qualche mese dopo, quando la sua segretaria mi contattò perché non riuscivano a stampare il mio lavoro, ma ehi!, io l’avevo detto che non ci sarebbero riuscite, ma hanno deciso di ignorare il mio parere quando gli ho detto che con i programmi che mi avevano procurato non sarei mai e poi mai riuscita a fare qualcosa di realmente utilizzabile.

Cliente avvisato, (grafico) mezzo salvato.

Quindi la mia reazione fu qualcosa come: “Mi dispiace, non posso aiutarvi, arrivederci”, e non penso sia qualcosa da biasimare. Affatto, visto che le donne in questione si erano enormemente approfittate della mia “inesperienza” lavorativa.
Anzi, forse sono stata anche troppo gentile, ma fa parte del mio carattere. Non riesco ad essere una persona totalmente fredda, neanche se mi si fa un grosso torto.

A meno che quel torto non sia qualcosa di davvero, davvero terribile. Allora non ti meriti neanche un #ciaone. Il che è tutto dire, di questi tempi.

Fatto sta che l’esperienza con questa donna mi ha insegnato che per non essere presa in giro, sfruttata e ricevere quello che mi spetta devo informarmi e tirare fuori le unghie se necessario. Alla prima con educazione, alla seconda un po’ meno, alla terza per me non sei più nessuno (ma sei ancora in tempo a redimerti).
Nonostante questo – e qui arrivo al punto, finalmente – parlando con la stessa mia amica che mi ha ispirato quest’altro post, mi sono accorta che abbiamo lo stesso problema: il terrore atavico di fare figure di merda, se mi passate il francesismo, tipiche delle novelline dopo aver trovato un maledettissimo posto in un’agenzia, magari nel ruolo che sognavamo di avere ma in cui non abbiamo nemmeno una minima esperienza (perché sì, speriamo di farla in quel maledettissimo posto).
Un percorso, quello della ricerca, fatto già di per sé di orrore, terrore, pena e panico visto come sta andando.

Mi immagino a vagar, sperduta e con occhi sgranati, per un’agenzia oscura, che la diritta via – segnata dal Senior – era smarrita.

E a quel punto, in questa selva, io mi chiedo: dove sono finite le mie unghie (mangiucchiate)?

Perché penso che per difendermi dalla mia Fiera con la F maiuscola mi servirebbero proprio.

Autore: stanjour_

Valentina, 1992 // Post-it addicted // Graphic, (Copy)Writing, Literature, Photography, Comics & manga, Japanese culture

This post-it is waiting for you!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...