Post-it pasticciato – Una giornata da pazzi

Sono pazza? È incredibile come tutto sia collegato a questo mondo.

Notizie flash, in rigoroso disordine:

Mi stanno crescendo le unghie.
Ho fatto il mio penultimo esame.
Oh God, mancano solo tre giorni (3!) alla fine del corso e poi Ready, Set, Go!, al lavoro.
Ho speso un sacco per dei libri dopo mesi di astinenza dallo shopping. Cose da matti.

E ora ripartiamo dal reale principio:
è quasi finita.

Per alcuni questa frase non significherà niente, per altri può essere il principio di un enorme cambiamento. Il mio corso di Visual Design, della durata di due intensissimi anni è letteralmente volato via, e nonostante tutto so per certo che finirò per perdere di vista alcune delle persone più in gamba e simpatiche che io abbia mai incontrato, con cui mi sono trovata benissimo dopo un’infinità di tempo.
Questa settimana abbiamo terminato ufficialmente il workshop, l’esame che si fa alla fine di ogni modulo di studio, ed è il penultimo esame dei due anni. Non avete idea dell’angoscia che si prova al pensiero che nel bene e nel male questa sarà probabilmente la fine definitiva, il The end della mia carriera scolastica, se così vogliamo dire. Dopo c’è solo il mondo spietato del lavoro di cui ho avuto un assaggio.
Non ci saranno più persone disposte a guidare lungo un percorso di questo tipo: o saprai fare certe cose oppure sarai fuori dal giro in poco tempo. Una presenza che si dava per scontata non ci sarà più, e tutto cambierà.
Nel bene e nel male è la Fine, e io sono abbastanza triste e angosciata ma allo stesso tempo emozionata – con un formicolio sotto la pelle che frizza e dice:

“È ora, è ora il momento, buttati!”.

Una vocina che spero non sparisca, perché è in grado di darmi una carica assurda e di farmi buttare in cose che prima non credevo possibili, con una disinvoltura che non avevo (o non sapevo di avere!).

Fatto sta che in attesa della Fine qualcosa comincia già ad andare nel verso giusto. È capitato solo un’altra sola volta ed è stato un periodo molto breve.

Chi sa cos’è l’onicofagia? No, tranquilli, non è una malattia grave né la fobia degli Oni. Si tratta di un disturbo compulsivo, della disposizione degli individui a mangiarsi le unghie fin quasi all’osso. È una brutta bestia da sconfiggere, come una dipendenza; soprattutto se non si ha più memoria del periodo o del momento in cui si è cominciato a mangiarle – e in questo modo non si può trovare facilmente un elemento in grado di frenare la tentazione di mangiarle. Probabilmente la mia tentazione deriva dallo stress, ma ora è diventata un’abitudine e finisco per “praticare” quest’abitudine per noia o senza accorgermene, se non nel momento in cui mi sanguina un dito.
Perché vi ho detto questo? Rileggete il primo punto del post, poi tornate qui.
Ebbene sì, ho smesso. Apparentemente. O almeno la tentazione è diminuita in qualche modo, e credo che qualcosa c’entri anche il workshop. È incredibile come tutto sia collegato a questo mondo: ti arriva una commissione difficile, ti concentri, lavori e nel frattempo ti dimentichi di tutto – anche delle abitidini, anche quelle pessime oltre a quelle positive. Tutto passa in secondo piano, e così è successo con le mie unghie.
Nel momento in cui ho terminato l’esame mi sono guardata le mani, e con sorpresa ho notato che le unghie del pollice sono cresciute così tanto che finalmente si rivede la parte bianca delle punte. Un miracolo!
E ora che il miracolo è avvenuto è troppo bello per essere distrutto, quindi lo lascio lì, speranzosa, in attesa di poter mettere un bello smalto con cui presentarmi ad un colloquio di lavoro, dove finalmente non dovrò più vergognarmi di indicare qualcosa con un dito per paura che notino le unghie mangiucchiate.

Paura, ansia, sollievo, emozione e ora pure pazzia. È un mix talmente strano che mi ha portata a fare la follia di spendere i soldi che non ho “buttato” fuori dal portafogli durante il periodo di Natale. Ho finito per comprarmi un libro di grafica per prendere ispirazione nei momenti bui e delle graphic novel con un libro dello stesso autore. Sono uscita, ho fatto un bel giro sconfiggendo la pigrizia (mi sono dovuta alzare alle 7:00 anche se era vacanza!), mi sono divertita e ho comprato quello che penso di essermi meritata.
Una follia attenuata dalla scena che secondo me corona un po’ tutta la giornata:

Ero in cima alle scale della libreria e contemplavo il libro costosissimo ma bellissimo (e utilissimo) che tenevo fra le mani, indecisa se prenderlo o meno per via del prezzo. Valutavo nella mia mente pro e contro, cercando conferme nello sguardo del mio migliore amico che se ne stava qualche scalino più in basso, in una posa tale da sembrare pronto alla fuga improvvisa; lui non mi guarda, mi dice solo ridendo leggermente: “Vedi tu cosa fare.” Fosse semplice!
Ad un certo punto sento qualcuno scendere dalle scale che collegano il terzo piano al piano superiore. Una montagna di libri mi viene incontro, uno tsunami di parole e inchiostro. Dietro di esso c’è un uomo dall’aria trafelata, un po’ ansioso e sofferente. La montagna di libri è realmente una montagna, con un tomo sopra all’altro, pericolosamente in bilico. Sono una montagna di soldi.
E vedendo quella montagna di soldi allontanarsi verso la cassa, ai piani bassi, mi sento più sollevata. Soppeso il libro,  alzo lo sguardo con fierezza e nella mia mente mi rivolgo all’uomo.

Thanks, bro. Almeno non mi sento più così tanto pazza!

Autore: stanjour_

Valentina, 1992 // Post-it addicted // Graphic, (Copy)Writing, Literature, Photography, Comics & manga, Japanese culture

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