Post-it Do it and Do it Again

Fallo, fallo ancora e fallo di nuovo.

Sveglia. Apri gli occhi, chiudi gli occhi, rigirati nel letto. Riapri gli occhi, guarda la sveglia, è tardi. Fai parkour, fiondati in bagno, fai veloce. Vai in cucina, versa nella tazza grande: caffè in piccole quantità, latte in grandi quantità, zucchero quanto basta da bruciare nelle prime ore. Gira il caffelatte, mangia il muffin al cioccolato, guarda il meteo e decidi mentalmente cosa potresti metterti pur sapendo che cambierai idea entro 20 minuti, per una ragione o per un’altra. Alzati, torna in bagno, lava i denti, ascolta tua madre, dalle ragione (perché ce l’ha, se no alza gli occhi al cielo e dì comunque “Sì”: ricorda che cominciare bene la giornata è sempre una cosa positiva). Lavati ed elimina eventuali peli superflui se non l’hai già fatto, che tu sia uomo o donna non importa, qui non giudichiamo. Spazzola i denti, controlla che sia tutto a posto. Esci dal bagno, vai in camera tua, piazzati davanti all’armadio e decidi cosa non vuoi mettere. Ciò che rimane sarà il tuo outfit di oggi, volente o no: indossalo. Prepara la borsa, controlla di avere abbastanza cose per sopravvivere: fazzoletti, assorbenti, tachipirina, malox plus, moment in bustine, spray, crema, carta e penna, tessere, portafogli ma soprattutto cibo, perché altrimenti diventi una iena. Se sei donna perdi tempo a truccarti sapendo che con il caldo colerà tutto via come non ci fosse mai stato. Sospira, ricontrolla il meteo, dai ascolto a tua madre, afferra la borsa ed esci. Torna indietro a prendere l’ombrello perché il meteo non ha sempre ragione e sbatti la porta.

Il resto è Noia.

Post-it un po’ Man-Hater.

Pensateci la prossima volta che ci date delle “stronze mestruate”. (Non è quello che sembra)

Cosa metto? Cosa non metto?

Cosa va bene? Cosa non va bene ?

Il problema che penso passi inosservato credo sia il guardaroba. Spesso si pensa che noi donne abbiamo armadi e armadi di indumenti di cui non conosciamo nemmeno l’esistenza, e spesso è vero ma alle volte esistono donne che hanno anche il problema contrario.

Mancanza di indumenti. Soprattutto femminili, adatti a loro e alle loro forme, soprattutto se si è state educate a una certa ideologia (e non sto parlando di burka e ideologia musulmana, attenzione; sono del Nord con padre meridionale che poco ha avuto a che fare con la mia educazione vera e propria) e si fatica a distaccarsi da essa.

Quindi si arriva ad avere il problema contrario e a pensare, la mattina davanti al guardaroba con jeans, pantaloni, zero gonne, zero magliettine eleganti: “Cosa diavolo mi metto per andare in ufficio?”

Ufficio. Un ufficio “serio”. Un posto dove non pensavi avresti mai lavorato, perché tu puntavi a un ambiente più giovane e casual (che è sempre ufficio, ma un “differente” tipo di ufficio). Quindi passi anni a scegliere l’abbigliamento giusto, che stia alle regole. E ti accorgi di non avere un cazzo di adatto in grado di farti sentire a tuo agio o anche soltanto di vagamente femminile che complimenti il tuo fisico.

Quindi pensateci: secondo voi queste donne comincino con il piede giusto la mattina?

Pensateci la prossima volta che ci date delle “stronze mestruate”. Pensateci. Voi uomini ‘sto problema non lo avete, semmai avete appunto il problema “contrario”: pantaloni, camicia, cravatta elegante, giacca. Al massimo vi viene un colpo di calore (poverini). A noi il problema uccide dentro fino a divorarci.

Post-it con macchie di yogurt

La legge e il pasticcio che mi fecero rendere conto che mi preoccupo troppo e la gente non vede più nulla di nulla.

Sono sicura che avete presente quella sorta di legge secondo cui se pensi che una cosa andrà in un certo modo e subito dopo scuoti la testa dicendoti “No, dai, lo so che potrebbe succedere, ma è impossibile: sto sempre attento”, alla fine finirà per accadere. Giusto? Sì, sono sicura che la conoscete.

Ebbene, sempre secondo questa legge, qualcosa oggi doveva andare storto. Posso dirvi persino l’orario: erano le 15:40 ora italiana, mi trovavo seduta alla mia scrivania in ufficio e stavo cercando di non addormentarmi mentre bevevo uno yogurt ai frutti di bosco e completavo il foto-ritocco di alcune foto di immobili.

Fin qui nulla di strano, no?

No, qualcosa di strano c’è. Eccome. Si chiama “yogurt ai frutti di bosco”, appunto: una bottiglietta all’apparenza innocua da 200g, dalle forme morbide come quelle di una donna di taglia normale che non ha l’ossessione della dieta, e che si è rivelata essere un’arma di distruzione personale. (Esattamente come noi donne, modestamente).
Ebbene, alle 15:38 ho tolto il sigillo della bottiglietta e mi sono posizionata di nuovo al PC pensando “Potrebbe scivolarmi di mano e cadermi sulla tastiera, ma siccome lo so allora non succederà mai”.

Errore fatale.

Alle 15:39 le mie palpebre hanno cominciato a calare contro la mia volontà, e io me ne stavo seduta piegata in avanti, digitando numeri sulla tastiera e muovendo il mouse con scatti decisi del mio polso destro, mentre la mano sinistra reggeva lo yogurt. È bastato un minuto (15:40) perché la legge entrasse in azione. Un attimo di distrazione ed ecco che la testa si piega in avanti, gli occhi si chiudono, le dita della mano sinistra si allentano e BAM!, quando riapro gli occhi scopro che la bottiglietta è caduta e ha rimbalzato sulla scrivania, facendomi la doccia.

Avevo yogurt in faccia, sui capelli, sulla maglia, sui pantaloni (che ovviamente erano quelli belli ed erano neri, come la legge impone), sulla sedia girevole nera e persino sulla giacchetta beige che si trovava alle mie spalle. Alle mie spalle, non so se vi rendete conto. Come diavolo ci è finito lo yogurt alle mie spalle? Non lo so e non lo voglio sapere. Per fortuna non c’era nulla sulla tastiera e sullo schermo del PC.

Fortunatamente nessuno in ufficio se n’è accorto. Voi direte “Ma come non se n’è accorto nessuno? È impossibile, dai!”. Invece è così. Solo l’altro stagista ha notato qualcosa di strano quando si è girato, guardandomi leggermente allarmato. Non so perché ma la sua reazione mi ha fatta rimanere calma: mi sono pulita quanto possibile, ho pulito la scrivania, il pavimento, la sedia, ho strofinato (peggiorando le cose) le macchie sui vestiti e per il resto del pomeriggio me ne solo altamente fregata. Non mi importava neppure di uscire così ad un certo punto, almeno fino a mezz’ora prima dell’uscita da lavoro.

Lì mi ricordo di aver pensato “So cosa vedranno i più maliziosi, perché ci assomiglia.” ma non mi sarei mai immaginata di sbagliare così tanto.

Non solo in ufficio non si è accorto nessuno, ma neanche in treno e per strada quando sono arrivata alla mia città. Nessuno. Tutti con il capo chinato sul cellulare, a fissare qualcosa anche quando c’erano gli amici attorno (e so che erano amici perché ogni tanto la persona alzava lo sguardo e faceva una battuta nella loro direzione, rideva e fine). In un certo senso la cosa mi ha rincuorata, perché così da ora so che nessuno mi guarda perché proprio più nessuno si guarda attorno.

Dall’altra la cosa mi deprime. Molto. Per questo la condivido.

(Depressione 85% – Sollievo 15%, dai.
#SpillTheMilk #PayAttention).