Post-it Dimenticanza

Ammetto di essermi dimenticata di questo piccolo spazio personale che galleggia nel Web da un po’ di tempo, in effetti. Almeno fino a stamattina, in cui non avendo nulla da fare sono andata a vedere com’è possibile pubblicare articoli via e-mail.
Sì, via e-mail. Questo perché un mesetto (o due?) fa ho deciso di cambiare cellulare, prendendo il tanto acclamato Iphone. Solo che fra le fregature c’era ovviamente che, essendo un SE con IOS 9, non avrei potuto usare le ultime versioni di diverse app. E indovinate? Worpress era ovviamente fra le fortunate, sì
Unitelo al fatto che nel mentre cercavo lavoro, l’ho trovato e ho dovuto prendere il ritmo: come capirete, la voglia di scrivere qualcosa è quasi del tutto passata. Ora però è tornata, almeno momentaneamente. Diciamo che voglio provare questa nuova modalità di “posting”, ecco.

Bene, al più presto aggiornerò. Intanto vedo come viene questo!

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Post-it color pera matura

Alle volte (i traumi) ritornano.

doodle drinkjuice © Valentina / stanjour

Doodleverbo intransitivo:
Disegnare figure o fare una serie di disegnini pensando a qualcos’altro o mentre si è annoiati.

Definizioni a parte, buongiorno. Stavolta ho deciso di iniziare questo post-it color pera matura (sì, come la pera disegnata sul brick di cartone qui sopra) perché, appunto, stavo bevendo un po’ di succo di frutta dopo un sacco di tempo. Originale, vero?

Mentre lo bevevo, però, mi sono ricordata perché non lo bevessi più e ho sentito la necessità di condividere tutto ciò con il mio pubblico inesistente.
(In realtà è tutta una scusa per postare questo doodle che ho scarabocchiato su carta e tentato di colorare su Photoshop con il mouse invece che con la tavoletta Wacom, cercando di recuperare un po’ la mano).

È stato come ricordarsi di un trauma messo faticosamente a tacere in una parte del mio subconscio. Il trauma rimane lì, ma non si risveglia fino a che non viene pizzicata proprio quella corda. Purtroppo io l’ho fatto, quindi in questo momento mi ritrovo con una nausea tremenda causata dal ricordo di una piccola Valentina che a 8 anni non faceva che trangugiare succhi di frutta alla pera in bottigliette di vetro, dalla mattina alla sera, come stesse facendo una gara o volesse vincere un primato. Ricordo ancora mia madre che la sera mi metteva la bottiglietta sul comodino prima che andassi a dormire.

Non chiedetemi perché lo facesse, non credo vada poi così bene bere tutto quel succo (e sono piuttosto sicura che non sia un ricordo ingigantito dal passare del tempo, come succede spesso), fatto sta che accadeva.

Ovviamente il primato di Bevitrice di Succhi di Frutta alla Pera non l’ho vinto, ma credo sia scontato, altrimenti non mi troverei con questa nausea e questo ricordo ancora da mettere a tacere. E credo anche di non aver più toccato una pera, da allora.

Riflettendoci, non ricordo nemmeno come e perché io abbia messo fine a quella follia. L’unica cosa che mi viene in mente è che ad un certo punto ho scoperto il gusto di limone (thè al limone, dolcetti al limone, ghiaccioli al limone, crema al limone sulla torta farcita di pan di spagna impregnato di succo al limone…) che potrebbe effettivamente aver rimpiazzato questo povero frutto in tutte le sue versioni. Quindi non ho fatto altro che rimpiazzare il trauma con una nuova ossessione, dimenticandomene completamente…

Oddio, sapete una cosa? Non fatelo. Non credo sia sano. Per nulla.
Almeno quando si parla di cibo.

Post-it dal colore critico

Valentina si fa critica.

Se c’è una rivista che mi piace comprare abbastanza spesso, quella è NPhotography, o Nikon Photogtaphy. Non solo perché ogni tanto mi aiuta a scoprire nuovi trucchetti per utilizzare al meglio la mia reflex Nikon, ma anche perché ha tante cose interessanti. Aiuta a sviluppare un occhio un po’ più critico e professionale sulle fotografie o almeno a capire come effettivamente vengono percepite dai professionisti; il linguaggio, i programmi e le ottiche più utilizzate e convenienti da comprare senza buttare soldi. Io ad esempio ne ho due, un teleobiettivo e un grandangolo fisso che utilizzo addirittura in maniera più frequente del tele. Mi ha aiutata a liberarmi dall’imbarazzante e morbosa “necessità” di zoommare su tutto e tutti quando basta semplicemente avvicinarsi al soggetto. Una cosa apparentemente banale ma difficile da fare.

Sto divagando. Il punto è che ogni tanto dà qualche dritta interessante, informazioni su mostre, workshop, viaggi, reportage e da quando si è rinnovato ha sempre un articolo che butta un occhio sulla fotografia del passato.

Fra le tante rubriche c’è quella dove un professionista giudica in maniera critica i lavori o portfoli dei lettori che decidono di mandarli, che si chiama appunto “AnalisiTECNICA”. Finora avevo trovato giudizi molto interessanti che mi hanno dato parecchi spunti, fino a che non mi è caduto l’occhio su questo pezzo, che ho fotografato per pura praticità dato che sono in vacanza senza computer.

Romantico Comacchio by Sergio Carriero - NPhotogtaphy

Se riuscite a leggere (perché mi rendo conto che non è scontato, haha) il curatore della rubrica Roberto Tronconi fa un’analisi molto tecnica: parla della coppia intenta a farsi un selfie, della presenza delle due persone in bici, dell’errore di tagliarne fuori per metà una e della necessità di ruotare la foto per raddrizzarla. Punto. Più tecnici di così di muore, come si dice. C’è solo un accenno iniziale al romanticismo della foto, al “rettangolo nero” che diventa il polo di attrazione dell’intera immagine (lo smartphone con cui la coppia si sta facendo un selfie sul ponte)… eppure secondo me manca qualcosa.

Lo notate come la coppia sembra galleggiare, nonostante il ponte, su un mare di nuvole? Il fiume diventa il cielo e mondo alla rovescia una volta che esso si specchia nell’acqua, dando una replica dello stesso momento. Doppiamente romantico. Tra l’altro il fiume diventa un punto di luce magnifico, unica punta di vero colore in tutto quel nero, quella “solitudine e noia del paese” di cui parla il critico stesso.

Ecco, se lo avete notato e pensate come me allora bene. Se no, bene lo stesso. Questo per dire che secondo me con tutta questa “critica tecnica” si perde di vista il senso della foto, ogni tanto… che non per nulla sembra chiamarsi “Romantico Comacchio”, dopotutto.

Detto ciò torno a godermi la settimana di vacanza. Bye!

Post-it Do it and Do it Again

Fallo, fallo ancora e fallo di nuovo.

Sveglia. Apri gli occhi, chiudi gli occhi, rigirati nel letto. Riapri gli occhi, guarda la sveglia, è tardi. Fai parkour, fiondati in bagno, fai veloce. Vai in cucina, versa nella tazza grande: caffè in piccole quantità, latte in grandi quantità, zucchero quanto basta da bruciare nelle prime ore. Gira il caffelatte, mangia il muffin al cioccolato, guarda il meteo e decidi mentalmente cosa potresti metterti pur sapendo che cambierai idea entro 20 minuti, per una ragione o per un’altra. Alzati, torna in bagno, lava i denti, ascolta tua madre, dalle ragione (perché ce l’ha, se no alza gli occhi al cielo e dì comunque “Sì”: ricorda che cominciare bene la giornata è sempre una cosa positiva). Lavati ed elimina eventuali peli superflui se non l’hai già fatto, che tu sia uomo o donna non importa, qui non giudichiamo. Spazzola i denti, controlla che sia tutto a posto. Esci dal bagno, vai in camera tua, piazzati davanti all’armadio e decidi cosa non vuoi mettere. Ciò che rimane sarà il tuo outfit di oggi, volente o no: indossalo. Prepara la borsa, controlla di avere abbastanza cose per sopravvivere: fazzoletti, assorbenti, tachipirina, malox plus, moment in bustine, spray, crema, carta e penna, tessere, portafogli ma soprattutto cibo, perché altrimenti diventi una iena. Se sei donna perdi tempo a truccarti sapendo che con il caldo colerà tutto via come non ci fosse mai stato. Sospira, ricontrolla il meteo, dai ascolto a tua madre, afferra la borsa ed esci. Torna indietro a prendere l’ombrello perché il meteo non ha sempre ragione e sbatti la porta.

Il resto è Noia.

Post-it un po’ Man-Hater.

Pensateci la prossima volta che ci date delle “stronze mestruate”. (Non è quello che sembra)

Cosa metto? Cosa non metto?

Cosa va bene? Cosa non va bene ?

Il problema che penso passi inosservato credo sia il guardaroba. Spesso si pensa che noi donne abbiamo armadi e armadi di indumenti di cui non conosciamo nemmeno l’esistenza, e spesso è vero ma alle volte esistono donne che hanno anche il problema contrario.

Mancanza di indumenti. Soprattutto femminili, adatti a loro e alle loro forme, soprattutto se si è state educate a una certa ideologia (e non sto parlando di burka e ideologia musulmana, attenzione; sono del Nord con padre meridionale che poco ha avuto a che fare con la mia educazione vera e propria) e si fatica a distaccarsi da essa.

Quindi si arriva ad avere il problema contrario e a pensare, la mattina davanti al guardaroba con jeans, pantaloni, zero gonne, zero magliettine eleganti: “Cosa diavolo mi metto per andare in ufficio?”

Ufficio. Un ufficio “serio”. Un posto dove non pensavi avresti mai lavorato, perché tu puntavi a un ambiente più giovane e casual (che è sempre ufficio, ma un “differente” tipo di ufficio). Quindi passi anni a scegliere l’abbigliamento giusto, che stia alle regole. E ti accorgi di non avere un cazzo di adatto in grado di farti sentire a tuo agio o anche soltanto di vagamente femminile che complimenti il tuo fisico.

Quindi pensateci: secondo voi queste donne comincino con il piede giusto la mattina?

Pensateci la prossima volta che ci date delle “stronze mestruate”. Pensateci. Voi uomini ‘sto problema non lo avete, semmai avete appunto il problema “contrario”: pantaloni, camicia, cravatta elegante, giacca. Al massimo vi viene un colpo di calore (poverini). A noi il problema uccide dentro fino a divorarci.